* S - esse *
MACCHECCIFACCIOQQUI
Bianca come un lenzuolo, come un foglio di un quaderno dimenticato, come una nuvola vuota di acqua, come una scrivania mai usata.
Bianca e monotona come il sedile di un autobus, come il latte senza il cioccolato o il caffè.
Bianca senza la minima sfumatura, senza il verde vitale di una cena in un angolo della terrazza, senza il giallo lunare di una nuova stretta di mano, senza il rosso.
Il rosso.
Il rosso del calore di un abbraccio o della passione di uno sguardo, senza il viola di un inaspettato tramonto del periodo peggiore, o l’arancio dell’alba del nuovo giorno.
Senza neanche il rosa dei cirri sopra il mare.
Senza il nero incalzante di una scadenza urgente, senza il grigio della noia passata davanti a un televisore, senza l’indaco della sorpresa, senza il marrone della solidità di un valore.
Bianca, senza il blu.
Il blu di perdersi nell’altro.
E senza le azzurrità, quella freschezza delle azzurrità di chi è speciale.
Quelle azzurrità da bere, che ti ristorano e ti cullano in un sonno dolce e che ti coccola.
Le azzurrità di chi c’è.
E invece bianca.
Perché tutto questo, mescolato insieme, senza un criterio, solo tutto mescolato, da il bianco.
L’arcobalena ruota che gira veloce veloce dà sempre il bianco.
