* S - esse *
e così svanisce una nuova interminabile quanto cortissima nuova settimana, portandosi via anche robert, o meglio, bob, o, meglio ancora, "baaab" nel suo slang dell'illinois di colui che si mangia tagliolini all'aragosta con una coca cola. rigorosamente light. e perchè non c'era la diet coke.
dietro il suo aspetto da "il bambino che ha perso l'aereo" (ecchissirricorda il nome esatto dell'attore) invecchiato, un attento valutatore di fornitori: e noi adoranti attorno ad un tavolo ovale attenti a non perderci neanche una parola in quel suo biasciugato inglese...
ed io, tra quei noi, fatta tutti di sospiri nel vedere un cielo primaverile srotolato di un cobalto commovente da dietro una finestrona con vetri oscurati della sala riunioni.
e poi, sempre io, tra quei noi, che tra un acciaio e un altro, tra un marketing plan e un altro ripenso al romantico fine settimana trascorso con l'anima a passeggiare tra dolci colline e tra parchi suburbani.
e poi ancora, sempre io ,tra quei noi, che si chiede, nonostante ami il mio lavoro:
"macchecciffaccioqqui"?
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"un raggio di sole è in grado di scacciare molte ombre"
(S. Francesco d'Assisi)
"...
allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni,
i vigili si mettano guanti di tela nera.
Lui era il mio nord, il mio sud,
il mio est e ovest,
la mia settimana di lavoro
e il mio riposo la domenica,
il mio mezzodì, la mezzanotte,
la mia lingua, il mio canto.
Pensavo che l'amore fosse eterno
e avevo torto.
Non servono più le stelle,
spegnetele anche tutte,
imballate la luna,
smontate pure il sole,
svuotatemi l'oceano e sradicate il bosco
perché ormai più nulla può giovare."
e mi ritrovo a non capire nulla e ad essere come inebetita.
diventa difficile calcolare il risultato di una operazione elementare, capire il senso delle frasi che non parlino di lavoro.
quasi impossibilitata a trattenere le lascrime che sgorgano da sole.
l'armatura del guerriero stanco è diligentemente riposta nell'armadio. non più carezze o medicine. il guerriero è vinto.
e ora io sono qui senza di lui. e sono qui per lui. e sono qui con lui.
e la coperta di solitudine che mi ha avvolto deve piano piano sparire, deve andarsene come se ne vanno le malattie.
e i fiori, le geme, i raggi di sole devono indicare che la vita è oltre e c'è e va vissuta con serenità.
il cielo capovolto in un lago è la speranza che mi deve far respirare.
.
è strano svegliarsi con l'angoscia e con un sasso nel cuore e una morsa allo stomaco ed essere accompagnati al lavoro dall'arcobaleno.
sono stanca.
distrutta.
a pezzi.
schizzata.
ho una mano invisibile che mi strizza lo stomaco.
la sensazione di una mano che a intervalli temporali più o meno costanti stringe e rilascia.
alle 8.00, tremendamente in ritardo, imbocco la tangenziale e, a un certo punto, mi sveglio con un sussulto dai miei pensieri, tanti, mille, e mi accorgo, guardandomi intorno, di aver perso l'uscita e di averla superata da almeno un chilometro.
e nonostante ciò
nonostante il caratteraccio che mi contraddistingue in questi ultimi giorni,
nonostante l'isterismo
le lacrime di debolezza
quell'immancabile e diligente abbraccio al cuore
che da nove mesi non mi lascia un istante. nonostante tutto.
grazie.
grazie, anima.
cocktail:
zucchero, olio vegetale, nocciole, cacao magro (magro?!), latte scremato in polvere, lattosio, siero di latte in polvere, lecitina di soia, aromi (aromi...)
almeno cinque cucchiaiate.
primo giorno di verifica ispettiva passato.
sono in coma.
domani c'è il secondo.
non vedo l'ora sia domani sera.